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Antony Gormley alla Royal Academy of Arts, London

Antony Gormley alla Royal Academy of Arts, London

La Royal Academy di Londra celebra l’artista britannico, Sir Antony Gormley, rendendo omaggio alla sua pratica scultorea che lo ha visto nel corso della sua carriera vincitore nel 1994 del Turner Prize per la serie Fields for the British Isles, a cui sono seguiti interventi significativi di cui si ricordano l’emblematica figura di Angel of North, 1998, pensata per il suolo britannico, e altri interventi internazionali come il complesso  Asian Field (2006), presentato a Sydney nel 2006, la serie Event Horizon (2007), ideata per la Madison square di New York, la commissione del 2010 pensata per le alpi austriache, per non parlare della personale Drawing Space al MACRO, Roma nel 2010, fino alla doppio contributo pensato per le Gallerie degli Uffizi a Firenze nel 2019.

Alla Royal Academy, ancora una volta, Gormley ripensa la scultura attraverso lo spazio negativo che tiene insieme un tessuto di relazioni tra il corpo, l’ambiente e il contesto sociale. In particolare, in questa personale, l’artista compie un duplice gesto che riflette sul corpo quale vessillo del sentire esplorandone i limiti interni ed esterni e facendo leva su ciò che potrebbe essere una possibile costruzione del corpo sociale. Se da un lato, le sue opere invitano a ripensare lo spazio quale paesaggio  propriocettivo, sollecitando un’esperienza sensoriale che riflette della consapevolezza del sè in relazione al diverso, dall’altro, Gormley esplora le possibilità della scultura quale pratica del cambiamento.

Facendosi egli stesso modello delle sue stesse sculture, Gormley porta avanti una ricerca artistica sul corpo che, nella sua semplicità e imponente maestosità, si fà costruzione di una dimensione sensoriale e psicologica, riflettendo su domande cruciali dell’esistenza: ‘da dove veniamo?’ e ‘dove stiamo andando?’ Con questa visione, Gormley plasma una visione del corpo contemporanea che porta avanti attraverso una scelta di materiali quali il legno, il piombo fuso e l’acciaio riciclato al 98%, articolando un contesto di relazioni tra l’uno e il molteplice. Ne deriva un percorso installativo che si allontana da un’idea di scultura quale oggetto compiuto e statico per affrontare invece, una dimensionalità composta di nuove geometrie dinamiche che trovano un fine ultimo nella corporeità, esplorando ciò che ancora possiamo chiamare lo spazio sociale.

In questo senso, la sua pratica rievoca il tempo storico, facendo eco ad artisti moderni quali Giacometti e i maestri dell’Arte Povera e della Land Art in chiave postmoderna, come ci suggerisce la piccola scultura che incontriamo nell’atrio della Burlington House, Iron Baby (1999), che ci invita a riflettere sulla condizione umana.

Nell’incontrare i primi lavori, emergono studi e ricerche degli anni 90’ e capiamo come il nuovo linguaggio scultoreo dell’artista derivi da uno studio di oggetti di uso quotidiano – una ciotola, un bastone, dei sassi, delle fette di pane tostato, riflettendo un pensiero sensibile e al contempo concettuale. Ecco che superando l’idea dell’oggetto scultoreo, Gormley favorisce la dimensione relazionale dello spazio e ciò si riflette nella sua concezione di campo scultoreo (field) in cui fissare il gesto delle azioni secondo le assi x,y, e z, che oltre il rigore delle coordinate cartesiane, tengono conto del tempo e della luce. La scultura spaziale Co-Ordinate VI, 2019, infatti, risuona come un breccia nello spazio per suggerire un nuovo modo di concepire la dimensione scultorea quale luogo del sogno così come si percepisce nella dimensione negativa di Matrix III, 2009, che accoglie l’esperienza dello spettatore come fosse un habitat sociale sospeso nel vuoto.

Quest’aspetto diventa più che mai evidente nelle geometrie di Clearing VII, 2019, in cui Gormley pensa un disegno continuo e ciclico attraverso materiali quali l’alluminio fuso, come se il suo gesto mettesse in atto una forza subatomica e rivelasse l’aspetto muscolare della scultura in simbiosi con il corpo che lo mette in atto. Gormley riflette di una nuova costruzione scultorea che si evince dalla figura isolata Subject II, 2019, composta da una struttura in lattice, e raffigurante un uomo che rivolge lo sguardo verso il basso, posizionandosi nelle sale della Royal Academy dopo aver falcato il tempo, a fare il punto sulla nostra condizione umana.

La mostra prende una svolta all’incrocio di queste coordiante ed ecco che dal vuoto degli spazi negativi, emerge il segno di Gormley così come esposto nella serie di studi e disegni Drawings I e II, che raccolgono insieme il pensiero dell’artista in un arco di quattro decadi. Il suo pensiero prende atto nella foresta scultorea di Concrete Works (1990-1993) in cui i corpi di Gormley invadono l’intera galleria formando un circuito di relazioni intrecciate tra tempi e spazi, riconducendoci ad un era primordiale dell’arte, del pensiero e della tecnica, che ritroviamo poi nella sintesi dell’installazione concettuale Body and Fruit (1991-1993). Questa esperienza straniante si completa nell’attraversamento dell’installazione site-specific Cave (2019) in cui la pratica di Gormley si arricchisce di un’impronta architettonica, traducendosi nella configurazione di un antro attraversato da tagli asimmetrici e fenditure in cui ammirare le decorazioni a foglia d’oro che incorniciano le sale museali della Royal Academy. All’uscita di questa grotta, Gormley ci abbaglia con la bellezza dell’installazione Host (2019), pensando nuovamente i limiti interno/esterno attraverso la ricostruzione di un habitat naturale che ci  riporta così al sostrato della vita stessa nel contesto museale con l’intento di suggerire un pensiero sostenibile nel presente.

Info:

Antony Gormley
21 settembre – 3 dicembre 2019
Royal Academy of Arts, London
www.royalacademy.org.uk/exhibition/antony-gormley

‘Antony Gormley’, Royal Academy of Arts, London, 21st September to 3rd December 2019 © the Artist. Photo: David Parry / © Royal Academy of Arts‘Antony Gormley’, Royal Academy of Arts, London, 21st September to 3rd December 2019 © the Artist. Photo: David Parry / © Royal Academy of Arts

Antony Gormley, Clearing VII, 2019. Approximately 8 km of 12.7 mm square section 16 swg aluminium tube, dimensions variable. Installation view, ‘Antony Gormley’, Royal Academy of Arts, London, 21st September to 3rd December 2019 © the Artist. Photo: © Oak Taylor-Smith

Antony Gormley, Full Bowl, 1977-8. Lead, 6 x 17 x 17 cm. Private Collection, Vienna © the Artist. Photo: Stephen White, London

Antony Gormley, Lost Horizon I, 2008. 24 cast iron bodyforms, each 189 x 53 x 29 cm. Installation view, ‘Antony Gormley’, Royal Academy of Arts, London, 21st September to 3rd December 2019. PinchukArtCentre, Kiev, Ukraine © the Artist. Photo: David Parry / © Royal Academy of Arts

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