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Ilaria Turba e Fatima Bianchi. Meristà

Ilaria Turba e Fatima Bianchi. Meristà

La mostra Meristà di Ilaria Turba e Fatima Bianchi, visitabile fino al 12.12.2020 presso Casa Testori (Novate Milanese), è un duetto sincronico di esperienze personali e familiari diverse che, dialogando fra loro, creano un gioco di modificazioni oniriche; l’immaginario privato diventa collettivo. L’esposizione, curata da Giulia Zorzi, non è solo una rievocazione del passato ma un luogo di rigenerazione e di incontro. La mostra è presente all’interno del ciclo dedicato all’arte contemporanea Pocket Pair, coordinato da Marta Cereda, che prevede l’instaurazione di un dialogo tra due artiste/i negli spazi espositivi.

Il titolo della mostra rappresenta, idealmente, un’evocazione armonica di una composizione musicale: i lati esterni sono le strofe principali, lo spazio delle scale è l’introduzione, le sale sono variazioni sul tema. Meristà è quindi il titolo di un’ipotetica canzone inventata, unisce i linguaggi differenti delle due artiste in una colonna sonora silenziosa, di cui si percepisce solo l’accogliente presenza. Deriva anche dalla parola meristema: “tessuto vegetale le cui cellule sono capaci di dividersi e riprodursi”. Il corpo della mostra è per lo più inedito e unisce anche due opere in situ realizzate dalle artiste dedicate all’archivio fotografico di Casa Testori, hub culturale specializzato nella valorizzazione dell’arte contemporanea, spazio espositivo aperto e sperimentale ideato da Giovanni Testori, uno dei più importanti intellettuali italiani del Novecento.

Entrando nella prima stanza, la Sala delle gemelle, Ilaria Turba ci presenta un lavoro selezionato dal progetto JEST, (scherzo); qui troviamo stampe di cinque generazioni di fotografie scattate dal 1870 a oggi che si specchiano fra di loro, sono dei passaggi che aprono a un ipotetico esterno. La funzione del doppio ci invita a osservare come il nostro sguardo possa essere ingannevole, stimolandoci a chiederci: cosa stiamo guardando? Proseguendo, entriamo nella Sala del camino, dove Fatima Bianchi ha collocato una miriade di palloncini di gesso che uscendo dal camino si sparpagliano sul pavimento. Ci accorgiamo da subito che la consistenza non è quella attribuita a un palloncino, rappresentano quindi una sorta di involucro, un uovo o delle piccole pance che contengono la vita; alcuni sono rotti, come se da essi fosse uscito qualcosa. L’ultimo giorno della mostra, l’artista regalerà le uova opache e fragili ai visitatori, in un rituale che invita a prendersi cura della nascita. Per completare l’opera, dal titolo Les oeufs cosmiques (2020), sono disposti dei fogli su cui sono stampate delle formule che il visitatore è invitato a prendere. Entrando poi nella Sala del giardino d’inverno troviamo l’opera video l’Ouvert (2020), realizzata in correlazione con quella precedente: momenti prima del parto, raccontati da un gruppo di donne, in una narrazione in cui lo spazio di purezza che l’uomo ha perduto è rappresentato proprio dalla nascita e trascende il tempo. L’ascolto del corpo in un momento così intimo unisce l’intera comunità, come in un rito propiziatorio all’apertura, rifacendosi anche alle culture popolari italiane e spagnole. La nascita diventa uno stato meditativo, né maschile né femminile, collettivo. Le immagini proiettate non sono ecografie ma rayogrammi, inventati da Man Ray, cioè fotografie a contatto diretto con la carta, “ossidazioni di desideri fissati dalla luce e dalla chimica, organismi viventi”.

Sempre di Fatima Bianchi è l’opera Onomanzia (2017), collocata nella sala adiacente (Cucina II), il video racconta il suo viaggio autobiografico dalla Palestina fino a Marsiglia, cercando le sue omonime. Il nome Fatima richiama il culto cristiano della Madonna di Fatima; nella religione musulmana, il nome, invece, è quello della figlia del Profeta Maometto. Nella Cucina I, troviamo un’altra opera della serie JEST Memory #1 (2014); a richiamo al titolo la sala rappresenta la stanza dei giochi, del divertimento e delle scoperte, per esempio il memory con i suoi tranelli visivi, un vascello che naviga in un luogo nascosto, fotografie sulle mensole e la macchina gira-taumatropio, Lady T mentre attende qualcuno che faccia rivivere l’illusione, girando la manovella, che l’immagine si muova davvero. L’opera video Santa Selva (2020), realizzata in situ da Fatima Bianchi e collocata nelle Navate, mostra proiezioni di immagini tratte dall’archivio privato della famiglia Testori sulle piante del giardino e le pareti della casa. Accendendo fumogeni colorati per un breve istante i volti prendono vita, muovendosi si mostrano nell’aria per poi scomparire “come auspicio di liberazione dalle paure, dai timori e dalle ansie”. Nella Veranda, affacciata sul giardino troviamo l’opera di Ilaria Turba, JEST atto #3 Tempesta (2017), installazione in cui quattrocento frammenti di immagini si staccano dalla parete cadendo per terra. Sembra che a farle volare via sia il vento di cui sentiamo solo il rumore. Di fronte a noi un’immagine composta da due fotografie differenti e sovrapposte che si rispecchiano in un’ampolla riflettente l’immagine capovolta. Un riflesso che sembra vero, uno spazio sospeso e sospinto dal vento.

In questo mondo immaginifico compaiono antenati, nuove nascite, giochi nascosti e oggetti di cui non si capisce subito l’uso. Le ombre sono le immagini della realtà o le immagini della realtà sono solo ombre? Come scriveva Giovanni Testori: “Basta amare la realtà, sempre, in tutti i modi, anche nel modo precipitoso e approssimativo che è stato il mio. Ma amarla. Per il resto non ci sono precetti.”

Ljuba Ciaramella

Info:

Ilaria Turba e Fatima Bianchi. Meristà,
17.10. 2020 – 12.12. 2020
Casa Testori
Largo Angelo Testori 13, Novate Milanese (MI)

Ingresso libero – Prenotazione obbligatoria scoprire@casatestori.it
Dal martedì al venerdì 10.00-13.00 | 14.30-18.00
Sabato: 14.30 – 19.30
Chiuso domenica e lunedì
info@casatestori.it | tel.+39.0236586877

Ilaria Turba e Fatima Bianchi. MeristàIlaria Turba, JEST_Family with hand fan, 2016, foto Giorgia Zaffanelli

Fatima Bianchi, Santa Selva, 2020, foto Giorgia Zaffanelli

Ilaria Turba, Memory #1, 2014, foto di Alessandro Frangi

Fatima Bianchi, Still frame dal film L’Ouvert, 2020


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