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MAX MARA PRIZE FOR WOMEN 2019-2022: Emma Talbot

MAX MARA PRIZE FOR WOMEN 2019-2022: Emma Talbot

Il prestigioso riconoscimento Max Mara Prize for Women, istituito nel 2005 da Max Mara, Collezione Maramotti e Whitechapel Gallery, assegnato a cadenza biennale ad artiste donne non ancora presenti con mostre personali in contesti museali, giunge ora all’ottava edizione. Vincitrice del premio per il triennio 2019-2021, è l’artista inglese Emma Talbot (1969, Stourbridge, Worcestershire, UK) da tempo dedita all’insegnamento e il cui lavoro si è distinto ai tempi della pandemia, per l’opera dall’impatto sociale le Four Visions for a Hopeful Future, presentata in occasione della festa internazionale delle donne nel contesto di CIRCA – Piccadilly Lights nel marzo 2021.

Sulla stessa linea di ricerca, la proposta di Talbot per il Max Mara Prize for Women trae ispirazione dal celebre dipinto di Gustav Klimt, Le Tre Età della Donna (1905) appartenente alla collezione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, per soffermarsi sulla figura della donna più anziana posta sullo sfondo della scena in una posa di sofferenza e disonore. Da questa rappresentazione, che l’artista ha avuto modo di studiare in un periodo di residenza iniziato nel giugno 2021, il progetto di Talbot mira ad animare questa figura perseguendo un viaggio anacronistico, confrontandosi con la mitologia classica e nello specifico con il mito di Eracle, di cui numerosi musei italiani sono depositari, al fine di ribaltare gli stereotipi sul ruolo della donna nell’età moderna e ricostruirne il ruolo nella società in un discorso interdisciplinare e transnazionale.

Se, come afferma Talbot, “questo premio arriva in un momento cruciale che mi sembra incredibilmente tempestivo”, il progetto dell’artista viene accolto con entusiasmo e interesse da parte della commissione promotrice. Soffermandosi su come l’immersione nella cultura italiana possa giovare tanto alla comunità quanto alla visione dell’artista, Sara Piccinini, direttrice della Collezione Maramotti, dichiara: “il progetto di Emma Talbot prende la mitologia e la storia dell’arte come punto di partenza per esplorare nuovi principi e pratiche che potrebbero aiutare a costruire una società futura”. Diversamente, nell’osservare la poetica visionaria di Talbot, Iwona Blazwick, direttrice della Whitechapel Gallery, commenta: “Emma Talbot realizza disegni radiosi e sculture policrome su scala epica; e unisce parola e immagine per esprimere il lirismo e il dolore della soggettività”. Infine, ponendo l’accento sul contributo dell’artista per quanto concerne la reinterpretazione di tecniche tessili, Luigi Maramotti, presidente di Max Mara sostiene: “Emma Talbot ha realizzato un progetto molto originale che, si spera, farà leva sulle incredibili potenzialità che l’Italia offre quando si tratta di approfondire la storia dell’arte, le tecniche tessili e la diversità dei territori: tutti elementi cruciali per le sue imprese future”.

Sei mesi sono trascorsi dall’annuncio della residenza del Max Mara Prize for Women – organizzata dalla Collezione Maramotti, con la collaborazione di diversi tutor e istituzioni sul territorio italiano – e il 6 dicembre 2021, quando un dialogo tra l’artista e Valentino Nizzo, direttore del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, moderato da Abigail Brundin, direttrice dell’istituto presso la British School in Rome, ha offerto l’occasione per delineare i tratti principali della pratica di Emma Talbot a partire da una riflessione sul disegno che trae linfa dalla mitologia classica. Lo dimostra l’esperienza di residenza presso la Modateca Deanna di Reggio Emilia, dove l’artista conduce una ricerca sui materiali, le cromie, le tecniche – tra cui si distingue quella dell’intarsio per la realizzazione di motivi jacquard – che ritroveremo nelle opere finali.

L’attenzione per il paesaggio è al centro dell’interesse dell’artista nel corso di una residenza svoltasi nei mesi estivi a Catania con la guida dell’artista Rosario Sorbello che l’ha condotta in visita presso antichi siti archeologici e terreni vulcanici e questo le consentirà di elaborare la rappresentazione di un paesaggio tanto sostenibile quanto archetipo che è sia sfondo che sostentamento alle sue opere.

A culmine di questo percorso, Talbot suggerisce come la residenza condotta presso la British School di Roma le abbia consentito di elaborare una personale visione del ruolo di figure della mitologia classica. Infatti, con la sapiente guida del direttore Valentino Nizzo, Talbot ha avuto modo di entrare in contatto con reperti archeologici e suppellettili di ceramica antica greca, etrusca, e romana, che sono stati potenti vettori della mitologia classica, soffermandosi nello specifico sul valore e le virtù tramandate dai miti erculei in veste femminile e contemporanea. Ne risulta un viaggio anacronistico condotto attraverso la rivisitazione di tropi letterari e visuali a coronamento della pratica e di Emma Talbot, premesse significative alle due prestigiose mostre personali che si terranno, nel 2022, presso la Whitechapel Gallery di Londra e la Collezione Maramotti di Reggio Emilia.

Info:

www.maxmara.com

www.collezionemaramotti.org

www.whitechapelgallery.org

Emma Talbot, portrait in the artist’s studio, pictured with When Screens Break, 2020. Photo: Thierry Bal

Emma Talbot, Do You See Yourself Projected? Art Night commission Acrylic on Silk Dimensions variable. Photo: Thierry Bal, courtesy the artist

Emma Talbot, The Age of the Reaper, 2019. Group show Starhawk’s Backyard with Gijs Frieling and Derk Thijs Galerie Onrust Amsterdam, courtesy of Galerie Onrust

Emma Talbot,The Future Exploded. Watercolour and gouache on khadi paper © Emma Talbot


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