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Le mappe esistenziali di Mohsen Modiri

Le mappe esistenziali di Mohsen Modiri

La complessa geografia politica della nostra contemporaneità, in cui cruenti rapporti di forza costantemente ridefiniscono confini e geometrie territoriali in base a sempre nuove alleanze e ostilità, ha fatto sì che sin dalla seconda metà del secolo scorso la mappa, emblema del bisogno umano di circoscrivere e definire, sia diventata una presenza ricorrente nell’arte contemporanea. Basti ricordare a questo proposito le celebri mappe di Alighiero Boetti, la prima delle quali, realizzata nel 1971 al ritorno di un viaggio in Afghanistan, raffigurava un planisfero politico in cui ciascun territorio era ricamato con i colori e i simboli della bandiera di appartenenza. Di quell’opera successivamente Boetti disse: “il lavoro della Mappa ricamata è per me il massimo della bellezza. Per quel lavoro io non ho fatto niente, non ho scelto niente, nel senso che: il mondo è fatto com’è e non l’ho disegnato io, le bandiere sono quelle che sono e non le ho disegnate io, insomma non ho fatto niente assolutamente; quando emerge l’idea base, il concetto, tutto il resto non è da scegliere”.

Negli stessi anni anche Emilio Isgrò, l’artista della cancellatura, aveva cominciato a coprire con segni neri le parole di libri e di mappe o carte geografiche, neutralizzando in queste ultime la funzione identificativa dei luoghi ed evidenziando nuovi democratici equilibri tra segni. La mappa in arte contemporanea, in evidente ribaltamento della sua funzione pratica, spesso è associata all’incertezza, alla frammentazione, all’idea di dispersione oppure alla memoria di un trauma, come ad esempio la videoinstallazione Unending Lightning (2015-in corso) di Cristina Lucas, planisfero interattivo che tiene conto di tutti i bombardamenti aerei in aree civili a partire dal 1911, anno in cui avvenne il primo episodio durante la guerra italo-turca.

Il concetto di mappa è a mio avviso utile anche per leggere i dipinti dell’artista iraniano Mohsen Modiri (1950, Tehran), che nascono da un connubio tra espressionismo gestuale e astrazione concettuale.  Lui stesso dichiara l’importanza nel suo processo creativo degli elementi “Terra” e “Terra e acqua”, la cui interazione forma il nucleo delle sue opere, da lui definito “messa a terra”. Ogni tela è il risultato di una metodica stratificazione di livelli pittorici, ciascuno dei quali corrisponde a un diverso “strato” di realtà e di pensiero. Il primo livello (che in alcuni quadri è più scoperto, in altri meno esteso) è quello di una pittura molto espressiva in cui colori vivaci e contrastanti, stesi con larghe pennellate, sembrano darsi battaglia sulla tela, generando una campitura dal chiassoso aspetto mimetico. Il secondo strato è una pasta neutra e uniforme di tonalità grigia o sabbia che contrasta le precedenti esplosioni cromatiche sovrapponendosi ad esse per lasciarne trapelare solo alcune porzioni, che appaiono così isolate l’una dall’altra. Lo strato successivo è quello di una figurazione semplificata e concettuale realizzata in punta di pennello: il disegno individua semplici forme, come case, mezzi di trasporto ma anche simboli o numeri sovrapponendosi indifferentemente alle parti neutre o colorate. In alcuni casi una relazione figura-sfondo sembra instaurarsi anche tra i primi due strati, con quello superiore che circoscrive nell’indifferenziazione della pasta cromatica forme riconoscibili o semplici suggerimenti proiettivi, come succede quando si osservano le nuvole in cielo.

Ogni il dipinto appare come una frammentaria mappa di una porzione di realtà scelta dall’artista, che per interpretarla e farla propria la trasforma in una costellazione di segni. Come nei planisferi reali, la distribuzione dei vari elementi è governata dall’alternanza di due elementi fondamentali – convenzionalmente riconducibili a terra e acqua – che qui assumono ruoli interscambiabili di pieno/vuoto, colore/acromia, fluidità/densità. I segni concettuali sovrapposti, che utilizzano un codice linguistico diverso dalla pura pittura come i simboli universali con cui nelle mappe si indicano le città, i monumenti o i tipi di strada, anziché fornire chiarezza riconducendo la varietà a categorie interpretative prestabilite, sembrano aggiungere nuovi e autonomi elementi che incrementano la complessità dell’insieme. Per queste ragioni i dipinti di Mohsen Modiri, stravolgendo in modo critico la comune nozione di mappa intesa come rappresentazione esatta, si potrebbero definire come “dispositivi di disorientamento”, in quanto manifestano senza attenuanti l’alienazione dell’uomo contemporaneo che non riesce più a riconoscere la terra come madre e a concepire il flusso della vita che non ammette limiti e misurazioni.

Attraverso la pittura l’artista scardina la visione antropocentrica del mondo, restituisce libertà al segno e al colore per ricomporre la dissonanza in una nuova armonia e unità. Dipingendo, le tensioni e le ansie del vivere si dissolvono in isole e continenti di colori puri, la cui presenza è riequilibrata e controbilanciata dalle stesure più fredde e piatte che li circondano ma che allo stesso tempo permettono loro di “essere” come entità autonome. Nel caos dell’esistenza l’artista sembra rilevare inaspettati brani di bellezza che esistono solo perché lei concentra su di essi la sua attenzione separandoli da un magma pittorico in cui potrebbero ritornare da un momento all’altro. Quello di Mohsen Modiri è un gioioso invito a perdere il controllo razionale per sintonizzarci di nuovo con i colori e con i ritmi della natura, fiduciosi che tale abbandono potrebbe riconnetterci con l’ancestrale armonia del creato. Solo la spontaneità di un’osservazione non condizionata da rapporti di forza potrà ricreare nell’osservatore quel perduto senso di “radicamento” che collega la parte più profonda del sé con la culla e l’origine della vita. Questo processo interiore implica un percorso, un andirivieni mentale ed emozionale tra interno ed esterno e una frammentazione degli schemi: la pittura dell’artista iraniano tiene traccia dell’esplorazione mappandone le tappe con un sincero entusiasmo coloristico che comunica all’osservatore l’impulso a perdersi per ritrovarsi in un dedalo di segni e pennellate.

Info:

www.mohsenmodiri.com

Mohsen Modiri, Last Signs of Winter, acrylic on canvas, 2019

Mohsen Modiri, Street, acrylic on canvas, 2019

Mohsen Modiri, Nocturn, acrylic on paper, 2019

Mohsen Modiri, Girl and Bicycle, mixed media on canvas, 2019

Mohsen Modiri-Creatures4-Acrylic on Canvas-2019Mohsen Modiri, Creatures, acrylic on canvas, 2019


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