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Nicola Alessandrini e Lisa Gelli. I figli degli al...

Nicola Alessandrini e Lisa Gelli. I figli degli altri

“Voler bene ai vostri figli non fa di voi delle brave persone. Voler bene ai figli degli altri fa di voi delle brave persone” (maicol&mirco)

Nicola Alessandrini e Lisa Gelli, coppia di street artists e illustratori marchigiani accomunati da una profonda affinità di visione etica che si declina in stili diversi, si mettono in gioco senza remore nella doppia personale alla galleria Portanova 12 di Bologna, che prende in prestito il titolo da una caustica vignetta del loro conterraneo maicol&mirco. Il tema della figliazione (individuale, epocale, culturale e di specie) è l’atavico leitmotiv che fomenta il bisogno di entrambi di immergersi senza false patine di candore nel rimosso della propria comunità d’origine, intesa sia come famiglia, sia come orizzonte sociale. Ne emerge un profilo sinistro, in cui viene allo scoperto una realtà cruda, meschina e litigiosa dove ogni personaggio appare come un’entità consumata da insensati rancori e da un egoismo bruciante come una ferita, con qualche squarcio di animalesca speranza che qualcosa possa cambiare.

La mostra si apre con una monumentale pittura murale realizzata a quattro mani nell’anticamera della sala espositiva, che sembra ritrascrivere in versione belluina il Saturno divoratore di Goya, ottuso mostro della cosmogonia greca più arcaica che non esitò a mangiare i propri figli quando gli fu profetizzato che uno di loro lo avrebbe soppiantato e privato del potere. La scimmia è qui l’archetipo del primato dell’umanità, è un’identità che deve ancora evolversi e che ha ancora quindi lo spazio e la possibilità di plasmare il destino della sua stirpe, ma è anche la follia del sonno di una provincia abbrutita che rinnega una secolare tradizione di umanesimo rurale con impulsi di aggregazione coercitivi all’insegna della chiusura e della sterile difesa delle consuetudini. Scimmia è infine un insulto razzista, emblematico di un mondo continuamente lacerato da confini e trincee, la miccia che innesca l’incendio fino a far succedere l’irreparabile.

Questa è la società dei figli dei figli dei figli, percorrendo a ritroso le sembianze dei quali si può attingere nuovamente alla primigenia disumanità: compie tale palingenesi Nicola Alessandrini nella sua incalzante reinterpretazione pittorica dell’immagine di un volto di scimmia scaricata dalla rete. Un inquieto amalgama di pennellate istintive opera la continua cancellazione e ricostruzione di un’identità residuale sempre disponibile a nuove modellazioni. Giullare, mostro, vittima, maschera, cartoon, la scimmia originaria soccombe a un intimo bisogno di pittura come un irrequieto adolescente che dichiara guerra ai propri distratti e confusi genitori.

Sulla parete opposta un’altra ossessione, la serie di tonache da battesimo che Lisa Gelli ripete con diversi pattern decorativi ripresi da Rakam, rivista di lavori femminili che a partire dal 1929 dispensava alle lettrici autorevoli indicazioni sul ruolo e comportamento della donna. La precisione del disegno, ambiguo esercizio di pazienza e di ribellione, sembra affilare l’odio per il conformismo e l’ipocrisia che nel corso del tempo hanno saturato il discorso di genere. E il futuro, se non si corre ai ripari, potrebbe essere anche peggiore del passato, come preconizzava Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood (1985), romanzo ambientato in una teocrazia totalitaria in cui le funzioni riproduttive femminili sono completamente asservite agli scopi della politica. Quest’ipotesi distopica ispira a Lisa una serie di quadri-stanza in cui lo spazio diventa un corpo liquido e roseo da abitare, un sensibile catalogo di mancanze e incompletezze che si ingigantiscono nella malinconica solitudine di una visionaria gestazione.

Nel frattempo in un’altra stanza più freddamente onirica la nonna di Lisa disegnata da Nicola, indossando il più iconico dei suoi abiti a fiori che si prolunga in un cappuccio da setta oltranzista che le nasconde il volto, combatte gli spauracchi del suo inconscio preda di una dilagante irrazionalità. Le apparenze consolidate della casa si rivelano incubo, scimmie beffarde istigano all’odio mentre la maschera acceca la coscienza e deresponsabilizza l’individuo impermeabilizzandolo rispetto alle proprie azioni. E proprio quando i rancori, le colpe e la violenza sembrano aver snaturato irreversibilmente il corso dell’esistenza, il grande paesaggio rurale iridato che conclude idealmente la mostra individua una labile ipotesi di aurora catartica in un terreno di convivenza comune per lupi, uomini, ombre e scimmie in cui i demoni dei due artisti provano a ricomporsi.

Info:

Nicola Alessandrini e Lisa Gelli. I figli degli altri
18 gennaio – 22 febbraio 2020
Portanova 12
Via Portanova 12 Bologna

Nicola Alessandrini e Lisa Gelli. I figli degli altri

For all the images: Nicola Alessandrini e Lisa Gelli. I figli degli altri. Installation view at Portanova 12, Bologna

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