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Scolpire la memoria. Danh Vo, Untitled

Scolpire la memoria. Danh Vo, Untitled

La South London Gallery, presenta Untitled, prima retrospettiva londinese dell’artista Danh Vo, classe 1975, origini vietnamite, naturalizzato danese, noto internazionalmente per aver conseguito l’Hugo Boss Prize nel 2012, e per aver partecipato alla Biennale di Venezia nel 2013 e nel 2019. Riflettendo un’eredità culturale poco nota se non per la cronaca, la pratica artistica di Danh Vo vuole narrare una storia differente di quello che è il contesto socio, politico, e culturale vietnamita, con la dovuta distanza critica di chi appartiene a una generazione successiva e con l’onestà intellettuale di chi, formatosi in Occidente, pensa a nuovi possibili legami con l’Oriente. Si percepisce subito come la storia narrata da Danh Vo sia in realtà una storia biografica in cui è impossibile prescindere dall’atto artistico così immerso nel contesto delle cose e nel vissuto delle esperienze. La personale si caratterizza, infatti, per il susseguirsi di evocazioni biografiche sempre pensate in un sistema di relazioni in cui ripercorriamo gli incontri e le influenze con altre figure del contemporaneo. Ne deriva una composizione archeologica che a partire dalle memorie biografiche dell’artista si fa pensiero condiviso di una comunità sensibile a certi temi.

Nella sala principale, Untitled si rivela come un percorso genealogico che, se vogliamo, è utile a pensare l’identità in contesti fluidi e ibridi del contemporaneo. Circoscrive questo ambiente la serie di dipinti a olio su superfici specchianti, Glow in the Dark, ad opera dell’artista danese Peter Bonde, che ha seguito la formazione di Danh Vo fin dagli esordi alla Royal Danish Academy of Fine Arts e che nonostante le controversie per quello che è stato definito lo stile non ‘propriamente macho’ dell’artista, si è rivelata poi essere una fertile e felice collaborazione. Come una perfetta composizione di generi e di stili, il paesaggio pittorico di Bonde apre alla dimensione biografica e archivistica della practica di Danh Vo, misurandosi con lavori di diversa natura. Ai dipinti si alternano una serie di opere grafiche che l’artista ha commissionato al padre, Phung Vo, abile calligrafo, che qui suggeriscono una riflessione sul bene e sul male, articolandosi secondo diversi alfabeti e registri stilistici. Si accompagnano a una serie di fotografie del tedesco Heinz Peter Knes, compagno dell’artista, che qui  presenta una serie di ritratti di Gustav, giovane nipote nonché musa di Danh Vo. Immagini e testo prendono forma secondo le componenti scultoree della sua pratica tra cui ritroviamo il calco di un letto realizzato secondo il modello Autoprogettazione a opera del designer italiano Enzo Mari negli anni ‘70, arricchitosi del decoro del designer modernista danese Nanna Ditzel. È bene osservare, come avremo modo di vedere ulteriormente, come il materiale di questa scultura sia un legno di noce proveniente dalla tenuta californiana Sierra Orchards di proprietà dello statunitense Craig Mc Namara, noto educatore ambientalista e figlio dell’ex Ministro della Difesa Robert McNamara che sempre negli anni ’70 ha ricoperto un ruolo decisivo per quelle che sono state le strategie militari in Vietnam, e alla cui storia l’artista ha avuto modo di avvicinarsi nel corso della sua ricerca artistica. Nel delineare questa genealogia di relazioni più o meno fortuite, l’impronta di Dahn Vo si rende manifesta nella scultura Lick me, Lick me, 2015, che rivisita la mitologia classica, ricoprendosi di una manna, che si rivelerà essere stata risorsa alimentare per i soldati americani in Vietnam e che qui, vuole evocare le memorie d’infanzia dell’artista.

La mostra continua riflettendo una certa continuità di pensiero, sottolineata dalla presenza dello stesso materiale ligneo che sappiamo essere stato regalato da Craig McNamara a Danh Vo, quando, interessatosi alla storia della tenuta del padre, si è scoperta un’intera serra di alberi di noce, originariamente pensati per la fabbricazione di armi. Da questo gesto, capiamo come il legno di noce sia divenuto per lui una cifra stilistica e sia qui utilizzato per gli interni delle sale di Untitled per ripensare una memoria storica che possa trarsi dagli eventi, dai gesti, e dalle azioni oltre la rappresentazione. Lo stesso materiale è utilizzato per incorniciare una serie di fotografie ad opera dall’antropologo Dr. Joseph M. Carrier, che ritraggono il Vietnam prima del 1967, mai esposte se non in seguito all’incontro con l’artista.

Senza fermarsi al contemporaneo, la narrazione di Danh Vo ripercorre gli antecedenti degli eventi che ben conosciamo, rendendo omaggio al missionario francese Jean André Soulié che nel corso di una missione in sud Asia agli inizi del ‘900, ha catalogato oltre 7,000 specie botaniche del tutto sconosciute, prima di subire l’esecuzione in Tibet nel 1905, qui resa nota da una lettera riprodotta dal padre dell’artista. Nel riflettere di questo evento, ciò che Danh Vo ci consegna, oltre alle rare fotografie d’archivio, è l’idea di un pensiero post-colonialista che si può dedurre metaforicamente dall’osservare come attraverso il lavoro di Soulié, molte delle specie indigene rinvenute siano ora entrate nella catalogazione scientifica moderna con il nome di Rosa souleiana. Nel rendere visibili le tracce di una storia invisibile, quindi, Danh Vo fa leva sulla necessità di riscrivere la storia e le sue una memorie, come  osserviamo nella sala che fa da contrappunto a questo archivio, in cui  ripensa il mito di Eros dai frammenti di un’archeologia superstite.

 A coronamento di questa archeologia del pensiero,  una scelta di lavori già presenti per la mostra Macho Man: Tell it to My Heart, collected by Julie Ault, ad opera della curatrice Julie Ault che già dagli studi alla Royal Danish Academy ha seguito i lavori di Danh Vo pensandolo in linea con i lavori di artisti quali Nancy Spero, Felix-Gonzales Torres, Corita Kent, Andres Serrano, Roni Horn, James Benning, da sempre attenti a declinare la dimensione concettuale delle loro opere in relazione al contesto del fare artistico. In uno spirito di alleanza e amicizia, osserviamo come la pratica di Danh Vo tragga fondamento dalla genealogia e dall’archivio, per proiettarsi al futuro. L’artista pensa così la dimensione pubblica dello spazio Art Block alla South London Gallery con un progetto rivolto ai bambini, invitati a sperimentare con i materiali a lui cari che si fanno così portavoce di una storia differente.

Info:

Danh Vo, Untitled
19 settembre – 24 novembre 2019
South London Gallery
65 Peckham Rd, London SE5 8UH

Danh VoInstallation view of Danh Vo: untitled at the South London Gallery, 2019. Photo: Nick Ash

Danh Vo, untitled, 2019 (detail). Installation view at the South London Gallery, 2019 Courtesy the artist. Photo: Nick Ash

Installation view of Danh Vo: untitled at the South London Gallery, 2019. Photo: Nick Ash

Danh Vo, Untitled, 2018 (detail). Installation view at the South London Gallery, 2019 Courtesy the artist. Photo: Nick Ash

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