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Tamara Ferioli. Tutto si trasforma, nulla si distr...

Tamara Ferioli. Tutto si trasforma, nulla si distrugge

Tamara Ferioli (Legnano, 1982) è un’artista globe-trotter che predilige i luoghi più incontaminati della Terra. In ogni viaggio raccoglie e cataloga materiali, pietre, insetti, vegetali e oggetti che costituiranno l’anima e il nucleo simbolico delle sue opere, che indagano le molteplici forme della natura come deposito di arcane leggi di conservazione e trasmissione. Nei suoi disegni eleganti e stilizzati e nelle sue installazioni scultoree la sintassi della vita appare cristallizzata e sospesa in un attimo eterno che diventa quintessenza e introspezione. Tutto avviene in solitudine e la presenza umana è solo blandamente evocata come testimone di meraviglie in continua trasformazione e forse come possibile minaccia al loro delicato e misterioso equilibrio. Spariscono tutte le separazioni tassonomiche e l’animale può farsi roccia, fossile, fiore o foglia come nell’indistinto amalgama della creazione, ma l’insieme appare armonico e razionale perché ogni elemento trova spontaneamente il proprio posto e il giusto peso in un nuovo ecosistema di segni. Emerge una struttura onnisciente che porta inscritti i codici della gestazione e della bellezza, in cui la violenza della lotta per la sopravvivenza si stempera in elaborate architetture visive dove nulla è lasciato al caso. La contemplazione dell’opera diventa quindi anche per lo spettatore un’immersione in un tempo cosmico dove il mistero della vita, della morte e della rinascita sancisce l’assoluta necessità di ogni infinitesimale forma di vita.

Ecco le domande che le abbiamo posto per conoscerla meglio:

Indonesia, Giappone e Islanda sono solo alcune delle mete dei tuoi viaggi più recenti. Quando decidi di partire è l’ispirazione artistica o la voglia d’avventura a suggerirti la destinazione?
L’esperienza del viaggio per me è necessaria. La solitudine, l’isolamento, il mettersi in gioco per risolvere problemi pratici di sopravvivenza sono una forma di educazione, che mi permette di essere più serena nella routine e nella quotidianità. I luoghi che hai citato, ad esempio, hanno in comune la presenza dei vulcani. Sono posti distanti e diversi, legati dalla prepotente presenza di una natura minacciosa, con la quale fare i conti ogni giorno. Linguaggi diversi che esprimono la forza della vita e degli esseri umani. Linfa vitale per un’opera d’arte, e per una coscienza più autentica della vita e di se stessi.

La natura (scandagliata, analizzata, frammentata e ricomposta) è il soggetto totalizzante delle tue ultime opere. In che modo i prelievi naturali che spesso utilizzi come materiale artistico hanno influenzato il tuo vocabolario espressivo?
Sono sempre stata affascinata dai materiali semplici. Dalla dignità austera che può avere un sasso. O la timidezza di un ramo. Da bambina ho sempre preferito gli oggetti del bosco o del fiume vicino a casa, piuttosto che i giocattoli convenzionali. Custodivo segreti che avevano la forma di una foglia, o di un insetto morto secco. La possibilità di renderli protagonisti anche delle mie narrazioni iconografiche è stata una naturale conseguenza.

Gli scenari naturali che ricrei e concettualizzi nel tuo lavoro trasmettono sensazioni contrastanti: la rasserenante bellezza delle meraviglie del creato sembra nascondere un profondo senso di inquietudine, suscitato dalla fragilità dei materiali e all’incessante metamorfosi a cui le loro combinazioni alludono. Ci vorresti raccontare qualcosa del tuo personale approccio alla natura?
Suoni, rocce, paesaggio, flora e fauna marina, utilizzo questi elementi come punto di partenza per studiare e contemplare composizioni cercando connessioni tra elementi naturali e animo umano. Gli elementi naturali sottratti alla loro naturale funzione si fanno simbolo. Ogni ‘esperienza’ ha un suo peso specifico e di conseguenza il mezzo adatto per raccontarla. Dipende dall’empatia.
L’Islanda ha accolto il mio modo di intendere lo sviluppo della ricerca artistica come se fosse il suo stesso alfabeto. L’elemento naturale che si presenta in forme violente si integra perfettamente con la presenza umana. Le architetture modificate dall’elemento naturale. Figure imprevedibili ed impensabili, dove le forme sono la sintesi della lotta tra ragione umana e istinto animale.

Una delle caratteristiche più originali dei tuoi disegni, realizzati attraverso una minuziosa sovrapposizione di segni e carte, è l’applicazione dei tuoi lunghi capelli che assumono una doppia valenza grafica e tridimensionale. Che significato ha per te l’inclusione di questa tua traccia biologica nell’opera?
Nei disegni mi nascondo svelandomi. I capelli sono identità.

Nelle tue opere sembrano convivere due differenti codici figurativi: nei dettagli domina un’astrazione quasi calligrafica delle forme, ma la somma e la parziale sovrapposizione di tanti minuziosi particolari genera forme complesse e tridimensionali. A questo modo il visitatore è invitato ad esercitare un’osservazione attiva perché solo da lontano riuscirà a cogliere il significato dell’insieme, ma dovrà avvicinarsi molto per comprendere il “DNA” dell’immagine che sta guardando. Il duplice livello di attenzione richiesto dai tuoi disegni rispecchia anche il tuo approccio alla creazione?
Un unico e univoco livello di lettura non basterebbe per rendere conto della complessità e nello stesso tempo semplicità della natura, e quindi degli esseri umani. Nel mio lavoro gli animali come gli elementi naturali sono allegorie di stati d’animo. Incarnano un disturbo o un piacere. I pesci, come gli elementi vegetali e i granchi cambiano identità a seconda del contesto in cui compaiono, che è a sua volta protagonista. A volte, nei miei lavori, anche i discorsi si trasfigurano in oggetti o animali. Le tesi che ho abbracciato e quelle che ho detestato vivono un’esistenza parallela negli elementi o nelle forme di vita, che me li ricordano. Io sono dentro quel vulcano, come sono dentro a quel ramo, come sono dentro a quella conchiglia o in quel sasso. Sono tutte parti mie, immaginate, ingigantite o rimpicciolite come nei sogni.

Ci daresti qualche anticipazione sui tuoi progetti futuri?
Fino al 7 aprile l’installazione “The wide sea comes each morning” sarà visitabile all’interno della mostra “Un’altra Primavera” a cura di Giuseppe Frangi nella suggestiva location di Castello Oldofredi a Calcio (BG)
L’ 8 maggio a Milano presso Mars presenterò un’installazione inedita, nata dalla mia ultima residenza in Islanda, a cura di Fabio Carnaghi.

Info:

www.tamaraferioli.com

Tamara Ferioli è rappresentata in Italia dalla galleria Officine dell’Immagine

Tamara FerioliTamara Ferioli

Tamara FerioliTamara Ferioli, Volcano’s lullaby (dettaglio), 2018, matite e capelli su carta e tela 190×200 cm

Tamara Ferioli, Disappear before appear (dettaglio), 2018, matite e capelli su carta velina e tela, 190×200 cm

Tamara Ferioli, The wide sea comes each morning (dettaglio installazione), 2016-2017-2018 Ossa di pesce selvatico pescato nel Nord Atlantico: merluzzo nordico (Gadus morhua), eglefino (Melanogrammus aeglefinus) e pesce lupo (Anarhichas lopus), dimesioni variabili

Per tutte le immagini: ph credits Marco Mignani

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