Call for Artists. Absolute Creative Competition

ABSOLUT vodka lancia un contest internazionale dedicato alla nuova generazione di creativi. Tutti sono invitati a dimostrare come l’arte può cambiare il mondo e concorrere a generare un domani migliore. A Domenico Principato, Mickalene Thomas, Aaron Cezar, Bose Krishnamachari il compito di individuare i vincitori.
In palio un premio di € 20.000 e l’esposizione dell’opera vincitrice in una delle piazze più famose del mondo come Piccadilly Circus e Times Square.

L’arte e la creatività possono davvero fare la differenza per un futuro migliore, far riflettere e generare cambiamento. Forte di questa consapevolezza, che da sempre contraddistingue il proprio DNA, ABSOLUT vodka lancia la ABSOLUT CREATIVE COMPETITION, una call per tutti i creativi a esprimere i valori che secondo Absolut sono alla base di un domani migliore: All genders are equal, Everyone should be free to express themselves.

C’è tempo fino al 31 gennaio per partecipare e diventare con il proprio lavoro il portavoce della vodka che ha collaborato e supportato artisti di tutto il mondo tra cui anche Keith Haring, Arman Armand, Romero Britto e Maurizio Cattelan.

Per partecipare: visita https://www.absolut.com/it/competition/ ed entra nel vivo della gara:

1. Ispirati a uno dei valori di cui Absolut è portavoce

2. Inserisci nel tuo artwork la silhouette della bottiglia

3. libera la vena artistica e dai sfogo alla creatività.

Ognuno dei 20 Paesi partecipanti ha una sua giuria che decreta il vincitore Nazionale che concorrerà alla fase finale.

Per l’Italia il compito è affidato all’illustratore e grafico Domenico Principato, docente di Computer Graphic al Naba a Milano, definito dalla rivista spagnola “Paredo” uno dei 10 migliori illustratori al mondo e incluso da “Taschen” trai 150 artisti del volume “Illustration Now”. Con lui la visual artist Mickalene Thomas i cui lavori sono presenti tra le altre nelle collezioni permanenti del Museum of Modern Art di New York, del Solomon R. Guggenheim Museum, del Whitney Museum of American Art e dello Smithsonian American Art Museum. A valutare l’aderenza ai valori di Absolut Alessandro Gulli, brand manager di Absolut vodka.
In palio un viaggio per due persone per raggiungere l’evento internazionale dove i 20 finalisti si sfideranno per il premio finale di € 20.000. Il vincitore internazionale avrà inoltre la possibilità di vedere il suo lavoro esposto in una delle piazze più famose al mondo come Piccadilly Circus o Times Square.

La giuria internazionale è composta da Aaron Cezar, fondatore e direttore del prestigioso Delfina Institute di Londra, coadiuvato da Mickalene Thomas e dall’artista indiano di fama mondiale Bose Krishnamachari, fondatore e presidente di Kochi Biennale International.

“Sono entusiasta di far parte dell’Absolut Creative Competition,” dice Aaron Cezar. “Ho osservato a lungo come le arti, insieme ad altre discipline e al pensiero creativo nel suo complesso, possano essere un modo di comprendere alcuni dei problemi del mondo e immaginare il nostro potenziale per affrontarli “.

Absolut Creative Competition dà voce ai creativi di tutto il mondo e li supporta nel amplificare il loro messaggio per un domani migliore. It’s time to CREATE A BETTER TOMORROW TONIGHT. Are you next?

Link: https://www.absolut.com/it/competition/ Dal sito è possibile scaricare il regolamento completo. Video teaser: https://www.youtube.com/watch?v=2Ms_4CM83Kk

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Facebook: https://www.facebook.com/ABSOLUTVODKAITALY/

Instagram @absolut_it #Absolut #AbsolutCompetition #AreYouNext




Arte Fiera 2019

Simone Menegoi, nuovo direttore artistico di Arte Fiera (che ha preso il posto di Angela Vettese) ha sulle spalle l’edizione del 2019 e il necessario rilancio della fiera. Lorenzo Balbi, direttore artistico di MAMbo, Museo d’Arte Moderna di Bologna ha così commentato il nuovo incarico: “Auguro buon lavoro al nuovo direttore artistico di Arte Fiera Simone Menegoi: sono certo che saprà dare un contributo rilevante alla valorizzazione della cultura del contemporaneo a Bologna. Da parte mia rinnovo l’impegno nella curatela di ART CITY per la cui edizione 2019 si sta già lavorando a un nuovo ambizioso programma che andrà verso un ulteriore avvicinamento della Fiera alla città nella consapevolezza dell’importanza strategica che Arte Fiera ricopre nel sistema dell’arte”.

Arte Fiera è stata la prima fiera d’arte ad aprire in Italia, ed è la prima fiera che apre il calendario dell’anno artistico. Strategica nella sua collocazione geografica, dal taglio trasversale e spesso riconosciuta come formativa, vuole essere un punto di riferimento dell’arte italiana e, nel 2019, inizia un percorso di rinnovamento su fronti molteplici che si spera conducano a un rilancio non solo di immagine, ma anche sostanziale, con un buon numero di espositori, una bella affluenza di pubblico e delle vendite congrue e di livello alto.

La parola chiave del nuovo percorso è “selezione”. Arte Fiera 2019 ha introdotto un criterio inedito di partecipazione: le gallerie sono state invitate a presentare una selezione ristretta di artisti, indicazione che peraltro non ha trovato tutti concordi e ha provocato anche alcuni rifiuti. Comunque, l’intento di questa scelta era quello di voler privilegiare l’approfondimento e la specializzazione, incoraggiando le gallerie a presentare progetti coerenti e dal taglio curatoriale. La convinzione di fondo è che solo una fiera che punta decisamente in una direzione selettiva possa attirare, oggi, un collezionismo di qualità e affermare la sua importanza nel mercato dell’arte.

L’edizione 2019 si articola in due sezioni, Main Section e Fotografia e Immagini in movimento. La prima spazia dal Moderno e dall’arte postbellica, storici punti di forza di Arte Fiera, fino al contemporaneo; mentre la sezione di fotografia, aperta al video e completamente rinnovata nei contenuti, è affidata alla direzione artistica di FANTOM, piattaforma curatoriale nata tra Milano e New York nel 2009, rappresentata da Selva Barni, Ilaria Speri, Massimo Torrigiani e Francesco Zanot.

Il comitato selezionatore – che affianca il lavoro del direttore Menegoi –  si completa con i nomi di Stefano Cortesi della Cortesi Gallery di Lugano, Massimo Di Carlo della Galleria dello Scudo di Verona, Fabrizio Padovani della Galleria P420 di Bologna, Federica Schiavo dell’omonima galleria milanese, Laura Trisorio, dell’omonima e storica galleria napoletana. Per la Main Section segnaliamo la partecipazione delle gallerie Rolando Anselmi (Berlino/Roma) che dedicherà lo stand a Gianni Pellegrini, Alessandro Bagnai (Foiano della Chiana) che presenterà Gianni Dessì con alcune opere e un’installazione site specific, Giampiero Biasutti (Torino) che nello stand ospiterà una mostra monografica dedicata a Giorgio Griffa,  Conceptual (Milano), Continua (San Gimignano / Bejing / Les Moulins / Habana), Monica De Cardenas (Milano), Guidi&Schoen (Genova), Mazzoli (Modena / Berlino), MLZ (Trieste), Norma Mangione (Torino), Raffaelli (Trento), Studio G7 (Bologna).  Per la sezione Fotografia segnaliamo la presenza di Gallleriapiù (Bologna), Michela Rizzo (Venezia), Z2O Sara Zanin (Roma).

Info:

Arte Fiera 2019
Quartiere Fieristico, Bologna
Ovest Costituzione
opening ad invito: giov 31 gen dalle 12 alle 21
orario: 1-2-3 feb dalle 11 alle 19; 4 feb dalle 11 alle 17
biglietti: intero 26 euro
051-282111 artefiera@bolognafiere.it

Gianni Pellegrini “Oltre il Segno” 1993, tempera alla caseina su tela, 65 x 100 cm, ph courtesy Galerie Rolando Anselmi, Berlin | Rome (la galleria partecipa nella sezione Solo Show)

Simone Menegoi, direttore artistico di Artefiera 2019, ph courtesy Arte Fiera

Gianni Dessì “Nome e Cognome” 2015, nylon e ceramica Raku, tempera su soffitto, cm 70 x 55 x 48, ph courtesy Alessandro Bagnai, Foiano della Chiana

Giorgio Griffa “Orizzontale” 1975, acrilico su tela, cm 50 x 50, ph courtesy Giampiero Biasutti, Torino




Evgenia Tolstykh. Loreto Aprutino > Zarechny, tra paesaggio urbano e naturale

S’inaugura, sabato 15 dicembre 2018, alle ore 18.00, nello spazio espositivo del Mini mu (a Trieste, all’interno del comprensorio del parco di san Giovanni, via E.Weiss n. 15), una mostra della fotografa Evgenia Tolstykh, dal titolo “Loreto Aprutino > Zarechny, tra paesaggio urbano e naturale”.

Evgenia Tolstykh è una fotografa russa, e risiede a Trieste. Dal 1999 incomincia a occuparsi di fotografia, poi si iscrive all’Università di San Pieroburgo, per poi completare gli studi all’ISIA di Urbino. Il suo è un lavoro molto variegato e tocca molti aspetti: da quello documentaristico a quello sociale a quello creativo, che in altri anni, in parallelo a una professione fotografica legata a sbocchi commerciali e pertanto a tematiche e soggetti determinati dalla committenza, si sarebbe chiamata “ricerca personale”.

L’autrice lavora spesso non solo sul dettaglio, ma anche su riprese di largo respiro: in definitiva sullo slittamento del significato di qualsiasi immagine da cui trae ispirazione. Uno dei suoi attuali canali di ricerca personale è l’interpretazione della forma urbana della città di Trieste. In questo senso la mappatura (sebbene non da intendersi in senso scientifico e pragmatico) ricorre come la pedina di questo gioco formale. Il tutto diviene una scrittura continua, un insieme di frammenti da cui bisogna risalire per comporre l’immagine del puzzle. I temi di cui si è occupata fino ad oggi sono: i colori del territorio, le icone, le persone e i paesaggi come appartenenza a un luogo di antica origine.

In particolare, in questa occasione vengono presentate circa una ventina di stampe fotografiche che pongono in relazione la città russa di Zarechny (a 40 km da Ekaterinburg, capoluogo regionale), con  la cittadina abruzzese di Loreto Aprutino. In definitiva si tratta di una ricerca sulla loro complessità identitaria, comprendendo anche la nostalgia di un passato edenico ormai perduto. La prima è, infatti, legata strettamente alla storia della centrale nucleare costruita nell’ambito del programma statale degli anni Cinquanta a cui seguì l’abbattimento dell’intera foresta che circondava il borgo,  mentre la seconda è ancora oggi caratterizzata da un territorio collinare coltivato prevalentemente con  ulivi e vigne.

La serata, realizzata sotto l’egida del Parco delle Idee e del Gruppo Immagine, è stata organizzata con il concorso dell’Associazione Juliet.

Il rinfresco del vernissage sarà offerto da Girardi Spumanti.

La mostra sarà visitabile fino al 25 gennaio 2019, con orario di visita il lun / mer / ven dalle 16.00 alle 18.00.

mini mu
via e.weiss 15 (parco di san giovanni) Trieste

Per ulteriori info: 393 9706657.




Giovanni Pulze a New York

Al seguito dei successi conseguiti con la mostra “Metropolitan Angels”, curata da Antonio Cattaruzza per l’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco, le opere di Giovanni Pulze approdano da Maison 10, nel cuore di New York (Maison 10 è particolarissima realtà promozionale fondata nel 2016 da Tom Blackie, Henri Myers, Carsten Klein). Con questa mostra ci troviamo di fronte a una valanga di colore: una serie di quadri coloratissimi affrontano il tema dell’angelo con alle spalle una metropoli abitata da un flusso di persone poco predisposte all’ascolto e del tutto inclini alla solitudine e alla superficialità, oltre che essere dominate da tecnologia invasiva e accerchiante.

Questa pittura di Giovanni Pulze, che possiamo definire non solo televisiva, ma anche mediale, rubando il termine, a Gabriele Perretta, sociologo, filosofo e critico d’arte, nonché fondatore e teorico del movimento medialista, si basa sul concetto dell’incomunicabilità, oltre che sugli stereotipi illustrativi di una città che vive di segni esteriori più che di contatti umani, visto che gli unici corpi vivi che avvertono il richiamo dell’angelo, che ne percepiscono la presenza e sono disposte all’ascolto, sono gli animali e i bambini, cioè gli innocenti, ovvero tutti coloro che non hanno ancora formato la scorza che li allontanerà dai propri simili. Si riporta un passo di quello che scrive Antonio Cattaruzza a proposito del lavoro di questo splendido colorista: “La capacità coloristica dell’artista si esalta soprattutto nei monocromi dove l’abilità dell’uso dei chiaro-scuri non fa diminuire il pathos del messaggio ivi contenuto. Ma non bastano i colori e le ambientazioni metropolitane a caratterizzare i quadri pittorici dell’artista futurmetafisico, ci sono alcuni ulteriori elementi di attenzione come un pulviscolo bianco, ricoprente la tela, sempre presente e ombrelli ricorrenti: il pulviscolo viene proposto non solo come elemento decorativo, ma come stimolo a non soffermarsi superficialmente e frettolosamente alla visione del quadro, ma a interpretare e verificare nei contenuti tutti gli elementi costituenti l’opera (palazzi, colori, persone, strumenti tecnologici, ambientazioni, ecc.); gli ombrelli enfatizzano una simbolica nicchia individualista che circonda le persone e non consente loro di  percepire l’ambiente umano circostante”.

È comunque corretto mettere in evidenza, al di là dei contenuti di questa mostra, la filosofia di Maison 10, che dona per altruismo il 10% di qualsiasi introito derivato dalla vendita di oggetti di design o di opere d’arte. Gli enti che fino a oggi hanno beneficiato di questa percentuale sono: International Rescue Committee, Opening Doors London, Housing Works, Age UK Camden, Orange Babies, CPU- London, Sage-USA, KCBNA, Home-start Camden.

Info:

Giovanni Pulze
Metropolitan Angels
opening: 9 dic, dalle h 14.00 alle 18.00
fino al 16 feb 2019
Maison 10
260 5th ave, New York
info@maison10.com
orari: da lun a ven  10.00 – 19.00; sab/dom 12.00 – 18.00

Giovanni Pulze “City Angel” 2008, acrilico su tela, ph courtesy Gary Lee Studio

Giovanni Pulze “City Angel” 2008, acrilico su tela, ph courtesy Gary Lee Studio




Juliet 190

COPERTINA
Anri Sala “Having landed” 2016, marble inlays on a white wooden pedestal (marble: cm 25 x 25 x 25, pedestral: cm 25 x 25 x 63). Ph. Francesco Squeglia, courtesy Galleria Alfonso Artiaco, Napoli

34 | Estetica ed Etica degli Archivi Privati (II) / Luciano Marucci
44 | Eventi culturali londinesi – Frieze Art Fair e mostre istituzionali / Luciano Marucci
48 | Alfonso Artiaco – Una storia non solo partenopea / Roberto Vidali
52 | Other Minds – 23° festival / Enzo Minarelli
54 | Nicola Triscott – 24 anni di Arts Catalyst /Laura Boggia
56| Malaysia – The Performance art scene / Emanuele Magri
58 | Jon Rafman – Il viaggiatore mentale / Emanuele Zanon
60 | A journey into the Irish visual art – Paintings through its poetical emotions / Valeria Ceregini
62 | Alberto Bortoluzzi – L’eredità dello sguardo / Fabio Fabris
63 | Turner Prize 2018 – Su grande schermo / Anna Maria Novelli
64 | Bagrat Arazyan – “Construct 1” / Elisabetta Bacci
65 | Giorgio Silvestrini – La metafisica del post-moderno / Anna Battiston
66 | Michelangelo Giombini – Manifattura Tabacchi / Valentina Piuma
67 | Ero-tic – Sull’immaginario erotico / Andrea Grotteschi
68 | Rossana Bucci – Caos e armonia / Lucia Anelli
69 | Raffaella Cortese – a Milano / Sara Tassan Solet
70 | Andréhn-Schiptjenko – a Stoccolma / Chiara Baldini
71 | Gani Llalloshi – Ricordo quel giorno / Majda Božeglav Japelj
72 | Carlo Palli – Palli Collection / Emanuele Magri


73 | Raphaela Vogel – Tra sconfinamenti e ibridazioni / Luciano Marucci
74 | Caterina Arcuri – Lo stretto necessario / Giancarlo Riconosciuto
76 | Giorgio Bartocci – Autodiffusione / Emanuela Zanon
78 | Başak Şenova – Autoritratti 4 / Giuliana Carbi Jesurun
80 | Segno emozionale – in undici autori / Liviano Papa
82 | Meru Art – Science Research Program / Pina Inferrera
84 | Tunisia – un Festival femminista / Amina Gaia Abdelouahab
PICS
75 | Tim Etchells – “Everything is lost”
77 | Rachel Feinstein – “Octavio, Corine, Mezzetino, Chinoisie”
79 | Maya Lin – “Silver Chesapeake”
81 | Marcello Diotallevi – “Poema d’amore”
83 | Mamma Andersson – I See Myself in You
85 | Jim Lodges – “The Narrow Gate”
RITRATTI
86 | Fil rouge – Sara Alzetta / Fabio Rinaldi
93 | Matteo Pugliese – Fotoritratto / Luca Carrà
RUBRICHE
87 | Sign.media – Le relazioni artistiche / Gabriele Perretta
88 | Appuntamento all’incanto – Emilie Volka Alessio Curto
89 | P.P. dedica il suo spazio a… – Soyuz Project Space / Angelo Bianco
90 | (H) o – della festa / Angelo Bianco
91 | Ginny Ruffner – Endless possibilities / Leda Cempellin
92 | Arte e… periferie – Massimiliano Santarossa Serenella Dorigo
SPRAY




Hans Hartung Beyond Abstraction alla galleria Dellupi Arte di Milano

Dal 23 novembre 2018 al 26 gennaio 2019 la galleria d’Arte Dellupi di Milano, situata all’interno del complesso progettato da Daniel Libeskind nel quartiere Citylife, nuovo polo di attrazione dell’arte contemporanea e del design, presenta la mostra personale “Hans Hartung. Beyond Abstraction”. Il lavoro di curatela effettuato da Ilaria Porotto propone circa quarant’anni di ricerca dell’artista franco-tedesco attraverso un’attenta selezione di opere realizzate in vari momenti del suo percorso.

“La ricchezza della sua produzione, la varietà delle soluzioni tecniche impiegate, unite al desiderio di sperimentazione – ricorda la curatrice Ilaria Porotto – contraddistinguono Hans Hartung come uno tra i più significativi protagonisti dell’arte astratta; la sua pittura – libera da vincoli ed etichette – ha caratterizzato l’arte del secondo Novecento, influenzando generazioni di artisti più giovani”.

Questa seconda mostra dedicata a Hartung dalla galleria Dellupi Arte si configura come una piccola antologica con circa 20 opere, una quindicina di capolavori su tela, accompagnate da una selezione di raffinati lavori su carta. Il progetto segue un percorso cronologico: partendo dagli anni Cinquanta, dove prevale ancora un linguaggio fortemente segnico, si concentra sugli anni Sessanta e Settanta, quando Hartung sviluppa una nuova gestualità e sperimenta inediti strumenti per grattare, scavare, imprimere la superficie della tela, per completarsi con i dipinti della maturità eseguiti negli anni Ottanta, le sue creazioni più liriche, in cui il gesto è completamente libero di esprimersi.

Nelle opere in mostra appare evidente come Hartung declini il suo linguaggio in un segno pittorico fremente e vitale. Come ben rappresentato da alcune delle tele esposte – come T1962-L8 del 1962, T1963-R42 del 1963 o T1965-E3 del 1965 – per ottenere ciò, l’artista si avvale di strumenti nuovi, sperimentando utensili comuni e oggetti di uso quotidiano, come rulli, spazzole, rami e rastrelli da giardino, ma anche l’aerografo, spruzzi e compressori.

Hartung elabora così una personalissima modalità stilistica e operativa. In capolavori come T1962-U4, anch’esso in mostra, una nuvola di colore indefinito si dissolve in una profondità spaziale popolata da linee sinuose o nervose, accostate o intrecciate l’una all’altra, scalfite nello strato pittorico. Il quadro si trasforma al contempo in energia primigenia ed esperienza lirica: un’arte completamente astratta, priva – anche nel titolo – di ogni tipo di riferimento, ma trampolino verso l’infinito, capace di suscitare emozioni e generare bellezza.

La rassegna si conclude con gli acrilici degli anni ’80 che descrivono uno dei momenti forse più affascinanti della carriera dell’artista dove segni e colature di colore esprimono un potenziale armonico che arriva a delle punte di poesia del tutto inaspettate nelle quali si riconoscono reminiscenze di elementi naturali o paesaggistici.

Completa la mostra, un catalogo edito dalla Dellupi Arte con un testo di Ilaria Porotto e immagini delle opere esposte.

Carolina Cammi

Info:

Hans Hartung. Beyond Abstraction
A cura di Ilaria Porotto
Galleria Dellupi Arte | Via A. Spinola, 8a, Milano
23 novembre 2018 – 26 gennaio 2019

Hans Hartung, T1977-E2, acrilico su masonite, 1977

Hans Hartung, T1983-H41, 1983, acrilico su tela, 100x73cm




Krzysztof Wodiczko e Jarosław Kozakiewicz. Disarmare la cultura

Il progetto intitolato Disarmare la cultura nasce nell’Est Europa come continuazione dell’idea di trasformazione dell’Arco di Trionfo di Parigi all’Istituto Mondiale per l’Abolizione delle Guerre, presentato per la prima volta sulle pagine di Harvard Design Magazine nel 2010. Gli autori, Krzysztof Wodiczko con Jarosław Kozakiewicz pongono l’attenzione su lotte armate, conflitti e battaglie che hanno da sempre rovinato i sistemi economici, devastato città e paesaggi urbani. Sembra che non siamo capaci di rinunciare alle guerre e rimuovere le loro caratteristiche dominanti nella nostra vita. La concezione della guerra come strumento risolutivo sollecita da sempre il nostro immaginario collettivo. I grandi monumenti dedicati alle guerre con la loro simbologia glorificante ci illudono alla partecipazione nei prossimi conflitti militari. Ci ingannano e non fanno pensare alla guerra in maniera analitica e soprattutto critica.

Il progetto Disarmare la Cultura è stato esposto nella galleria SKALA a Poznań (Polonia). L’esposizione era costituita dalla descrizione dell’idea insieme alle piante, schizzi, modelli architettonici e proiezioni video. L’istituto è stato intitolato in onore di un fisico polacco, Józef Rotblat, uno dei fondatori della Pugwash Conferences on Science and World Affairs. Un’organizzazione non governativa il cui scopo principale è quello di sostenere la compatibilità dello sviluppo scientifico con l’equilibrio geopolitico e pacifico internazionale. L’associazione ricevette il Premio Nobel per la pace nel 1995. Rotblat fu anche l’unico scienziato che rinunciò alla partecipazione nel Progetto Manhattan (1942 – 1946) per i motivi etici.

Krzysztof Wodiczko (polacco, vive e lavora dagli anni ’80 a New York) è un protagonista dell’arte pubblica. La sua creazione artistica che si svolge nell’ambito cittadino si impone nella sua dimensione simbolica e nello stesso tempo rianima lo spazio pubblico. Perché allo spazio urbano circostante non si può rinunciare né eliminare dalla nostra percezione. Bisogna trarne ed interagire, creare un continuo gioco tra lo spazio architettonico delle città e quello imposto dai concetti artistici. Wodiczko precedentemente fu un autore di vari progetti architettonici sempre in una visione utopica come il Monumento a Nantes del 2012 sulla abolizione della schiavitù.

Wodiczko e il progettista Jarosław Kozakiewicz propongono un nuovo tipo di istituzione, concentrata sulla creazione pacifica e sull’approfondimento analitico dei fattori culturali, economici e sociopolitici che provocano da secoli le guerre. L’Istituto Mondiale per Abolizione delle Guerre originariamente fu proposto nelle vicinanze dell’Arco di Trionfo di Parigi, giustamente, uno dei più noti monumenti bellici. Secondo l’artista, l’impatto ideologico dell’Arco di Trionfo accostato all’Istituto e la sua forza curativa e pacifica, si trasformerebbe, dando l’inizio del processo di cambiamento del nostro pensiero che fino ad oggi è focalizzato verso la cultura del conflitto.

Alla fine, come sede dell’Istituto del Disarmo della Cultura e Abolizione delle Gerre fu scelta la Piazza di Józef Piłsudski a Varsavia, nelle strette vicinanze di Zachęta (Museo Nazionale di Arte Contemporanea), dove il progetto fu esposto per la prima volta nel 2016. La Piazza rappresenta il centro simbolico della città di Varsavia e nello stesso tempo di tutta la Polonia. Un luogo cruciale per la memoria collettiva dei polacchi. La storia della piazza è complicata e lunga, sottoposta  a bruschi cambiamenti politici. Durante Seconda Guerra Mondiale portò il nome di Adolf Hitler. Adesso ospita la tomba del Milite Ignoto, dedicato a tutti soldati decaduti nella lotta per l’indipendenza. Un luogo di importanti manifestazioni e celebrazioni commemorative delle guerre polacche. Wodiczko insieme a Kozakiewicz propongono un’idea per valorizzare il luogo da sempre un po’ severo ed inospitale.

Non è stato progettato un nuovo edificio per l’Istituto, ma un passaggio sotterraneo che porta alla tomba del Milite Ignoto, che diventa parte integrante del nuovo stabilimento. In tal modo il paesaggio urbano rimane non inquinato dalle nuove costruzioni. Gli spazi sotto la piazza saranno dedicati alle ricerche scientifiche ed artistiche che esamineranno le dinamiche dei conflitti militari in tutto il mondo. Spazio aperto, centro culturale, che inviterà tutti quelli che vogliono partecipare al dibattito pubblico ed accademico con l’intento di disarmare la cultura contemporanea, sempre più affascinata dalla violenza onnipresente.

Julia Korzycka

Krzysztof Wodiczko e Jarosław Kozakiewicz. Disarmare la cultura. Progetto dell’Istituto del Disarmo della Cultura e Abolizione delle Guerre di Józef Rotblat
Galeria: SKALA
Curatore: Marek Wasilewski
Poznań, Polonia




Artissima 2018

Artissima 2018 celebra la sua venticinquesima edizione. Diretta per il secondo anno da Ilaria Bonacossa, inaugurerà giovedì 1 novembre e sarà aperta al pubblico dal 2 al 4 novembre all’OVAL di Torino. Più di cento gallerie suddivise in otto sezioni. Riconosciuta a livello internazionale per l’attenzione alle pratiche sperimentali e come trampolino di lancio per artisti emergenti e gallerie di ricerca, Artissima è un appuntamento di grande qualità, e attrae ogni anno un pubblico molto selezionato di collezionisti, professionisti del settore e appassionati.

Il fil rouge della venticinquesima edizione è “il tempo” (Time is on our side – Il tempo è dalla nostra parte) inteso non come statica cristallizzazione del ricordo e della celebrazione, ma proposto come flusso dinamico, in grado di imprimere il ritmo del cambiamento, preservando la sospensione temporale dell’emozione dell’opera d’arte.

Il “tempo” di Artissima assume pertanto una duplice valenza: un passato eloquente e un futuro aperto all’indagine creativa.

Nelle parole della direttrice, Ilaria Bonacossa, “il tempo è dalla parte di chi nel mondo dell’arte vuole scoprire ed emozionarsi, assaporare e riflettere, aprirsi al diverso e al cambiamento. Il tempo dedicato dalle gallerie a scoprire e riscoprire gli artisti, a produrre i loro lavori e a sostenere la ricerca creativa. Il tempo delle immagini capaci di attivare pensieri ed emozioni e non essere passivamente consumate. Il tempo dell’ascolto della nuova sezione Sound, un percorso sorprendente attraverso quindici installazioni sonore.

Il tempo accelerato dell’approfondimento delle opportunità che il digitale ci offre. Il tempo del disegno che è insieme progetto e opera finita, materia classica trasformata dall’interpretazione contemporanea e innovativa forma di pensiero. Il tempo creativo di Artissima Junior in cui i giovani visitatori della fiera, insieme a una artista, produrranno una grande installazione ambientale. Il tempo della convivenza e della co-progettazione sonica e visiva di Experimental Academy per trasformare la fiera in uno spazio per la creazione e la formazione di giovani artisti. Il tempo della condivisione e del gusto di una cena d’artista per sperimentare nuove modalità di condivisione. Il tempo della commemorazione di grandi artisti. Il tempo di Torino, una città sospesa tra passato e futuro, tra tesori egizi e installazioni contemporanee, tra glorie reali e ricordi operai, tra razionalismo ingegneristico e magia”.

Ricordiamo alcune delle gallerie che partecipano alla Main Section di questa edizione: ABC di Budapest, Rolando Anselmi (Berlino / Roma), Alfonso Artiaco (Napoli), Clima (Milano), Continua (S.Gimignano / Beijing, Les Moulines, Havana), Loom (Milano), Mazzoli (Berlino / Modena), Victoria Miro (London / Venezia), Franco Noero (Torino), Gregor Podnar (Berlin), Lia Rumma (Milano / Napoli), Federica Schiavo (Milano / Roma).  Segnaliamo inoltre la Gallleriapiù di Bologna tra le New entries e MLZ art dep nella sezione Present Future.

 

Artissima 2018
Oval Lingotto Fiere
via G. Mattè Trucco 70, Torino
opening: giov 1 nov h 17.00->20.00 (su invito)
orario: 2-3-4 nov h 12.00->20.00
biglietti: intero 18,00 ridotto 13,00

Ewa Juszkiewicz “Untitled” 2018, oil on canvas, 80 x 60 cm,  courtesy Rolando Anselmi, Berlin | Rome

Ilaria Bonacossa in una foto di Giorgio Perottino, ph courtesy Artissima

Lisa Dalfino Sacha Kanah “(.’..)” 2017, steel, extra fine Playa Grande’s sand, panamanian moth’s powder, 9 x 179 x 103 cm, ph Marco Davolio, courtesy Clima, Milano

David Horvitz “When The Ocean Sounds (Waves)” 2018, watercolor, ink, sea salt, seawater, 98 x 68 x 4 cm, courtesy the artist & Loom Gallery, Milano

The Cool Couple “Emozioni Mondiali, Michelangelo ‘Caravaggio’ Merisi” 2018, ph The Cool Couple, courtesy MLZ Art Dep, Trieste




ARTePADOVA

La rivista Juliet partecipa alla fiera di Padova (ARTePADOVA 2018, pad 1, stand 212, JULIET), dal 16 al 19 nov, nello spazio espositori e non nel consueto reparto editoria. In questa occasione presenta il lavoro di quattro autori: Elisabetta Bacci, Gualtiero Dall’Osto, Carlo Fontana, Giovanni Pulze. Alcuni di questi artisti sono parte della storia della rivista e sono legati a produzioni editoriali che il marchio Juliet ha sostenuto e realizzato nel corso degli anni. In particolare, ricordiamo, di Elisabetta Bacci l’extra issue firmato da Khaled Fouad Allam sul ciclo della “Tebah” sovrapposto ai graffiti di Murska Sobota (le foto davvero di grande efficacia erano firmate da Dominik Fras); di Carlo Fontana il catalogo realizzato come resoconto della mostra “Grandi foglie blu” tenutasi alla Serra di Villa Revoltella, a Trieste, nel 2009 (testi di Francesca Agostinelli, Gabriele Turola, Roberto Vidali); e di Giovanni Pulze l’extra issue “Angeli” realizzato per il Comune di Montefano e il Centro studi biblici Vannucci (testi di Antonio Cattaruzza e Roberto Vidali) nel 2014.

Di Gualtiero Dall’Osto ricordiamo che nelle giornate della fiera eseguirà alcuni happening/performance sul tema: “Nel dentro e fuori del nostro pozzo: della maschera che è l’uomo e dell’uomo che è la maschera”. Ecco per quale ragione, a proposito, possiamo parlare di uno stand che vuole affermare non solo principi di tipo commerciale, ma anche impianti ideologici e di tipo contenutistico.

Sebbene a un occhio distratto i quattro autori sembrino distanti per formazione culturale e per impianto formale, in realtà dall’insieme di queste opere emerge un senso di larvata spiritualità o di trascendenza che diviene aspetto critico sul presente e proiezione di un segno positivo sul futuro. In questo senso dobbiamo leggere il sistema del numero tre racchiuso nelle tele di formato quadrato di Elisabetta Bacci; il tema assillante della maschera (il doppio, i dentro e il fuori, il sé e l’altro da sé, il mr Jekyll e il dr Hyde racchiuso nel torbido di tante coscienze) di Gualtiero Dall’Osto; il colore edulcorato, scanzonato e allegro di Carlo Fontana; l’angelo amicale e consolatore di Giovanni Pulze. Ecco perché tutto quello che sembra contraddizione si appiana e si allinea su un piano di ordine e pulizia formale che rinvia da quadro in quadro, da immagine in immagine. Nelle giornate della fiera saranno distribuite ventimila copie omaggio della rivista e sarà offerta la possibilità di sottoscrivere abbonamenti con omaggi editoriali, al costo di 45,00 euro.

Ricordiamo inoltre che in fiera ci sono anche altre gallerie con proposte positive e con esposte opere selezionate e di grande qualità. Ne segnaliamo quattro: Antigallery di Mestre (con opere, tra gli altri, di Aldo Boschin, Ferruccio Gard, Sandi Renko); Bonioni Arte di Reggio Emilia (e qui ricordiamo i nomi di Enrico Baj, Umberto Cavenago, Omar Galliani); Gino Monti di Ancona (con la presentazione di autori come Carla Accardi, Giulio Turcato, Nicholas Bodde); Santo Ficara di Firenze (che con sguardo molto distaccato e storicizzato rivolge la sua attenzione a maestri del nostro recente passato, come Getulio Alviani, Aldo Mondino, Pino Pinelli), Rigo Gallery di Bussolengo (con lodevoli lavori di Alberto Garutti e Mario Nigro). Certo, in definitiva, una fiera tutta italiana e che avrebbe bisogno di qualche evento collaterale per essere sostenuta e guadagnare in immagine e consistenza.

ARTePADOVA, stand Juliet
con opere di:
Elisabetta Bacci, Gualtiero Dall’Osto, Carlo Fontana, Giovanni Pulze
dal 16 al 19 novembre 2018
opening: 15 novembre, h 18.00 (con invito)
orari: ven – dom h 10.00/20.00, lun 10.00/13.00
Quartiere Fieristico di Padova

Giovanni Pulze “San Francisco Angel” 2018, acrylic on canvas, cm 80 x 80

Elisabetta Bacci, dal ciclo “Piers”, acrilico su tela, cm 70 x 70, sovrapposta a graffito, 2014 (ph Lucio Perini)

Carlo Fontana “Un cerchio un albero” 2018, cm 50 x 70 olio su tela




Damien Meade

Un problema: poiché non riesco a smettere di guardarle, vorrei descrivere le cose che Damien Meade dipinge (si tratta di busti, teste, figure non assimilabili a un soggetto preciso, oppure semplicemente composizioni astratte).

E se mi riferisco alle cose che dipinge, di quali cose sto parlando? Dei soggetti dei suoi quadri oppure, in termini più ampi, dei dipinti stessi, cioè di quadri che sono un tutt’uno con la cosalità dei loro soggetti?

Se, ad esempio, chiamo le cose che sono alla base di ogni dipinto semplicemente “sculture” dovrei precisare che si tratta di sculture che hanno una vita provvisoria, interstiziale, della durata compresa tra un dipinto e l’altro. Che sono modellate in argilla, ma che l’argilla non viene mai cotta perché ogni oggetto possa diventare qualcos’altro: un’altra forma per un nuovo dipinto.

Parlare del lavoro di Meade significa sostare su qualcosa che non esiste più, o che ha smesso di esistere prima dell’inizio del dipinto: è solo grazie a una serie di scatti fotografici che l’oggetto ha potuto diventare soggetto del quadro.

Di questo soggetto, del referente, a volte te ne dimentichi. È quello che accade di fronte ai dipinti astratti (che ritraggono cioè composizioni in argilla completamente astratte e bidimensionali) come quelli che sono in questa mostra: il ricordo di qualcosa che è esistito per qualche ora, da qualche parte – in uno studio che non hai mai visitato – affiora solo in forma discontinua.

Allora ti domandi: a chi appartiene veramente quella superficie tattile e contrastata, al quadro o all’oggetto rappresentato? E che cosa succede a un oggetto quando diventa soggetto di un quadro?

Le teste, i busti che Meade di tanto in tanto dipinge – e che in questa mostra sono accostati ai dipinti con superfici astratte come a ricordarci che surface conduce direttamente a face (Belting) – fanno invece pensare ai ritratti e alle maschere funerarie (Schlosser) ma a ritratti a cui il dipinto ha donato un ultimo residuo di vitalità, dunque a forme la cui vita materiale si prolunga (attraverso la fotografia) nel dipinto. È per via di quelle macchie, di quelle pennellate di colori un po’ sfiatati che possono sottolineare i contorni di una bocca, di un naso, o addirittura degli occhi ma senza dotarle di uno sguardo.

Le figure di Meade hanno volti senza sguardo (per questo sono perturbanti, perché l’occhio cela in sé qualcosa di perturbante che viene alla luce proprio quando lo sguardo non c’è), e si sottraggono a un rapporto di reciprocità con l’osservatore.

Queste teste senza sguardo, inoltre, rinviano (sempre in forma intermittente, perché l’osservatore non smette mai di cercare, in esse, un volto) alla loro presenza come “cose”, all’idea cioè che il dipinto che stiamo guardando è un ritratto, ma il ritratto di un oggetto, dunque una natura morta, come se due generi tradizionali della pittura collassassero l’uno nell’altro.

E questo è il punto. I dipinti di Meade sembrano riassumere aspetti non del tutto assimilabili tra loro e talvolta contraddittori: la coesistenza dei diversi linguaggi di pittura, scultura e fotografia; una pittura che continuamente rievoca l’effimera materialità della scultura; i generi classici; la figura e l’astrazione. I suoi dipinti esistono in bilico tra due materialità – quella del quadro come oggetto e quella della cosa rappresentata – che si richiamano e rilanciano reciprocamente.

Davide Ferri

Damien Meade, untitled 7, 2018, oil on linen, courtesy CAR DRDE Bologna

Damien Meade solo show, exhibiton view at CAR DRDE Bologna

Damien Meade solo show, exhibiton view at CAR DRDE Bologna